Welche schmerzhaften Erfahrungen und welche Glücksmomente formen uns zu dem was wir sind? Wann müssen wir uns häuten, erneuern, wann müssen wir uns befreien, das Korsett sprengen? Wie finden wir dennoch ein Gleichgewicht, ein uns tragendes Weltbild? Astrid Gamper verlässt die glatte, schillernde Oberfläche, sie zerstört die perfekte Außenhaut, reißt förmlich die äußere Hülle ab. Was ist darunter? Sie geht die sprichwörtliche „Zerreißprobe“ ein um freizulegen, aufzudecken, zu demaskieren. Das geht unter die Haut. Im Mittelpunkt ihrer Thematik steht der Mensch, seine innere und von außen geprägte Welt, die Entwicklung seiner Persönlichkeit, seiner Identität.

 

Träger ihrer Auseinandersetzung ist der menschliche Körper -  speziell der weibliche Akt. Die Haut als Projektionsfläche für ihre Botschaften. «es ist nicht schwarz sondern grau, nicht weiss sondern schmutziges weiss» (ihre Worte) Astrid Gamper strebt nach feinsten Farb- und Bedeutungsnuancen. Ist das nicht unglaublich, wie der Arbeitsprozess der Künstlerin unsere Seelenzustände, Zweifel, Zerrissenheit, das Ringen mit uns selbst widerspiegelt? Verwundungen, Schründe, Abschürfungen … Heilung?

Das Bild als solches ist letztlich die Dokumentation dieser wechselvollen Emotionen, denen sich die Künstlerin aussetzt. Genau das ist das Faszinierende, Authentische und Erlittene in ihrer Kunst, das uns so unmittelbar anspricht und tief berührt.

 

Was ich besonders interessant finde ist die Gestaltung vornehmlich weiblicher Körper aus weiblicher Sicht. Die Frau als Schaffende und gleichzeitig Protagonistin ihres Werks (liefert uns die Kunstgeschichte doch nahezu ausschließlich ein männlich  geprägtes Frauenbild) 

Astrid Gamper zeigt uns in ihren Arbeiten die Weichheit weiblicher Formen und Bewegungen, das Mütterliche, Geburt, Schmerz, Anmut und Schönheit. Den Kreationsakt der Frau … den Frauenkörper als Gefäß, als Schwamm der Empfindungen, Verletzlichkeit. Unendliche Duldsamkeit … gleichzeitig Entrücktheit. Ihre Frauenfiguren, meist abgewandt, scheinen all das Leid der menschlichen Existenz zu umarmen.

 

Das Eintauchen in einen Bildkosmos, den die Künstlerin in verschlüsselter Weise so genial vor uns ausbreitet, eröffnet uns neue Sichtweisen. Indem wir uns darin spiegeln, hinterfragen wir uns selbst. „Graben“ und „Schürfen“ in den zugeschütteten Tiefen der Erfahrungen sind ein emotionaler Kraftakt, Tauchgänge ins Unterbewusstsein.

 

Diesen inneren Bildern gibt Astrid Gamper Gestalt. Mit einer nahezu traumwandlerischen Sicherheit für Komposition verleiht sie den in sich ruhenden „Kunstfiguren“ Gleichgewicht auch im Fall, auch in ihrer Metamorphose, in ihrer Auflösung und Wiedergeburt 

 

Es ist eine ganz persönliche Handschrift mit der Astrid Gamper die Wirklichkeit ihrer Wahrheit, ihr Bild der Welt aufs Papier „schreibt“. 

 

Sonya Hofer

Quali esperienze dolorose e quali momenti di felicità ci fanno diventare quello che siamo? Quando dobbiamo scorticarci, rinnovarci, quando dobbiamo liberarci, rompere la corazza? Come facciamo a trovare ugualmente un equilibrio, una visione del mondo che ci sostiene.

Astrid Gamper abbandona la superficie liscia, scintillante, distrugge la perfetta pelle esteriore, strappa quasi via l’involucro esterno. Cosa c’è sotto?  Affronta il calvario di liberare, rilevare, smascherare. Questo entra sotto la pelle.

Al centro della tematica c’è l’uomo, il suo mondo interno e formato dall’esterno, lo sviluppo della sua personalità, della sua identità.

Il vettore del suo dibattito è il corpo umano, specialmente il nudo femminile. La pelle come luogo di proiezione per i suoi messaggi. “non nero, nero grigiastro, non bianco, bianco sporco" (sono le sue parole) Astrid Gamper aspira a sottilissime sfumature di colore e di significati. Non è incredibile come il processo lavorativo dell’artista rispecchia i nostri stati d’animo, i nostri dubbi, lacerazioni, la lotta con noi stessi? Ferite, abissi, abrasioni ... guarigione? Il quadro è alla fine la documentazione di queste emozioni in forte  movimento ai quali si espone.Esattamente in questo sta il fascino, l’autentico e il sofferto della sua arte che ci tocca profondamente.

Un altro aspetto che trovo molto interessante è la disposizione di corpi prevalentemente femminili dal punto di vista femminile. La donna come creatrice e allo stesso tempo protagonista dell’opera. (Dato che la storia dell’arte ci fornisce quasi esclusivamente una visione al maschile di donna) 

Astrid Gamper ci mostra nei suoi lavori la morbidezza delle forme e dei movimenti femminili, maternità, parto, dolore, grazia e bellezza. L’atto di creazione della donna ... la donna come contenitore, come spugna di sensazioni, di vulnerabilità. 

Infinita tolleranza ... allo stesso tempo rapita e pensierosa. Le sue figure femminili, spesso rivolte altrove, sembrano di abbracciare tutta la sofferenza del genere umano.

L’immersione  nel cosmo di immagini che l’artista espone in versione codificata in modo geniale ci apre nuovi modi di vedere. Specchiandoci dentro scrutiniamo noi stessi.

"Scavare" e "scrutare" nelle profondità coperte delle esperienze sono un atto di forza emozionale, un tuffo nelle profondità dell’inconscio. 

Astrid Gamper da forma a queste immagini interiori. Con sicurezza impressionante per la composizione dà alle figure artistiche equilibrio anche nel cadere, anche nella loro  metamorfosi, nella loro dissoluzione e rinascita. 

 

È una scrittura molto personale con la quale Astrid Gamper “scrive” sulla carta la realtà della sua verità, la sua visione del mondo.

Sonya Hofer